La varietà geologica e la marcata escursione altimetrica del territorio di Branzi sono all’origine di una ricchezza floristico-vegetazionale veramente notevole.
Questa non è percepibile nei prati da sfalcio del fondovalle e nelle peccete che rivestono i versanti fin verso i 1750 metri, ma si manifesta compiutamente al di sopra dell’attuale limite forestale, dove è possibile identificare due ambiti vegetazionali fortemente caratterizzati, l’uno proprio dei rilievi a matrice carbonatica (Pizzo Badile, Monte Secco, Pizzo del Vescovo), l’altro esteso ai rilievi di natura silicea (conca dei Laghi Gemelli e cime circostanti).

Nelle due zone, ambienti vegetazionali a prima vista simili manifestano in realtà caratteri peculiari: praterie naturali, arbusteti, macereti e rocce ospitano molte specie esclusive, la cui presenza, a parità di condizioni climatiche, dipende, in primo luogo dalla natura chimica del substrato. 
Sui rilievi carbonatici è presente una flora basifila, costituita da piante in grado di metabolizzare l’alto contenuto di calcio della roccia calcarea e dei suoli da essa derivati (rendzine), mentre su quelli silicei prevalgono nettamente le specie ossifile, che rifuggono dal calcio e prediligono i suoli acidi; naturalmente esistono anche specie indifferenti (come il larice), ma la condizione precedentemente descritta è rimarcata dalle cosiddette specie vicarianti, che crescono in ambienti vegetazionali simili ma su substrati di diverso chimismo, come Rhododendron hirsutum (basifilo) e Rhododendron ferrugineum (ossifilo).

I pascoli, tradizionalmente destinati al bestiame bovino, consistono in praterie di origine antropica, ottenute in epoca antica mediante la rimozione dell’originaria copertura boschiva e arbustiva nelle località meno acclivi e con suoli più evoluti; la loro composizione floristica risente fortemente del grado di utilizzo cui sono sottoposti, e, pur con variazioni locali, il prolungato pascolamento induce una certa uniformità, anche perchè la profondità del suolo li svincola, almeno in parte, dalla natura del substrato roccioso; costante è la presenza del cervino (Nardus stricta) una piccola graminacea pungente, indicatrice di un pascolamento eccessivo, condizione verificatasi negli scorsi decenni, mentre comunissimi sono Crocus albiflorus, Geum montanum, Astrantia minor, Trollius europaeus.

Caratteristica è la presenza di alcune piante nitrofile (Urtica dioica, Senecio alpinus, Rumex alpinus), frequenti nei riposi del bestiame, dove l’accumulo delle deiezioni animali apporta al suolo un eccesso di sostanze azotate.
Le praterie naturali, in perfetto equilibrio con le condizioni edafiche e climatiche, solo saltuariamente pascolate da pecore e capre, si collocano generalmente sui pendii più ripidi dove il suolo è scarso e poco evoluto a causa del costante dilavamento; in ambiente calcareo sono tipicamente rappresentate dal seslerio-sempervireto, associazione che deriva il nome dalla dominanza di Sesleria varia e Carex sempervirens; la prima è una graminacea pioniera, capace di colonizzare i suoli più poveri con i suoi robusti stoloni, mentre la seconda è una ciperacea cespitosa che compare in presenza di una sufficiente quantità di sostanza organica, tendendo a prevalere nelle situazioni più mature.

La ricchezza floristica è veramente straordinaria; vi crescono numerose specie assai vistose, talvolta con pochissimi esemplari, accanto ad altre meno appariscenti ma che formano estesi popolamenti. Fra le molte si ricordano Pulsatilla alpina subsp. alpina, Anemone narcissiflora, Gentiana clusii, Gentiana lutea, Stachys alopecurus, Anthyllis vulneraria, Tofieldia calyculata, Horminum pyrenaicum, Scabiosa dubia; sono frequenti anche alcune orchidacee: Gymnadeniia conopsea, Gymnadenia odoratissima, Traunsteinera globosa, Platanthera bifolia, Leucorchis albida, Nigritella rhellicani, Nigritella rubra, Coeloglossum viride. Non mancano alcune specie endemiche, cioè proprie di territori assai circoscritti, come Fritillaria tubaeformis (alpino-occidentale) e Centaurea rhaetica (alpino-orientale).

Alle quote superiori, dove si accumulano i detriti di falda, lungo le creste e nelle fenditure delle rocce, la prateria diviene sempre più frammentaria, fino al subentrare di una vegetazione discontinua, povera in apparenza, ma costituita da un consistente numero di specie estremamente resistenti e sovente di grande bellezza. Alcune sono più adattabili e si rinvengono in differenti contesti, mentre altre sono maggiormente specializzate e crescono solo in determinate stazioni.
Prevalentemente al margine della prateria e sui detriti incontriamo Rumex scutatus, Trisetum distichophyllum, Saxifraga aizoides, Saxifraga caesia, Hutchinsia alpina, Dryas octopetala, Athamantha cretensis, Globularia cordifolia, Carex firma, Hieracium villosum, Helianthemum nummularium, Biscutella laevigata e la notissima stella alpina (Leontopodium alpinum), mentre prediligono le rocce Primula auricula, Silene quadridentata, Potentilla nitida, Bupleurum ranunculoides e Bupleurum petraeum. Anche qui sono presenti alcune specie endemiche, alpino-orientali come Saxifraga hostii subsp. rhaetica, oppure con areale ancora più ristretto, come Campanula raineri, e Primula glaucescens, appartenenti al contingente degli endemiti insubrici, presenti quasi esclusivamente in alcuni settori dei gruppi montuosi compresi tra il lago Maggiore e il lago di Garda.

In ambiente siliceo la tipica prateria naturale è rappresentata dal festuceto a Festuca scabriculmis subsp. luedii, presente soprattutto sui ripidi pendii esposti a sud e scarsamente innevati; fra i grossi cespi emisferici e pungenti della festuca, ritroviamo Carex sempervirens (la cui presenza è in relazione alla quota e non al substrato) e varie specie acidofile, come Centaurea nervosa, Bartsia alpina, Paradisea liliastrum, Pulsatilla alpina subsp. apiifolia, Pedicularis tuberosa, Arnica montana, Hypochoeris uniflora, Campanula barbata, Campanula scheuchzeri, Gentiana punctata, Allium victorialis; si tratta, in generale, di piante meno appariscenti di quelle del seslerio-sempervireto, ma comunque di grande pregio.
La vegetazione discontinua di macereti e rocce comprende specie di assoluta bellezza, veri gioielli della flora alpina; a quote elevate, in località lungamente innevate, fra i detriti e lungo le creste crescono Androsace alpina, Cardamine resedifolia, Leucantemopis alpina, Papaver aurantiacum,Ranunculus glacialis, Myosotis alpestris, Saxifraga moschata, Saxifraga exarata, Saxifraga seguieri, Linaria alpina, Thlaspi alpinum, Doronicum grandiflorum, Primula latifolia, Pedicularis kerneri, mentre sulle rocce si incontrano Primula hirsuta, Eritrichium nanum, Phyteuma hedraianthifolium.

Localmente, il particolare chimismo di alcune rocce, contenenti una minima percentuale di carbonati, consente la vita di alcune specie basifile, come Potentilla nitida e Leontopodium alpinum.
Esclusive del settore siliceo sono le torbiere, formatesi al fondo di modeste depressioni o come risultato del progressivo colmamento di piccoli bacini lacustri da parte della vegetazione. Fra numerose carici (Carex fusca, C. stellulata, C. leporina) crescono copiosi gli eriofori (Eriophorum scheuchzeri, E. vaginatum, E. angustifolium) dalla caratteristica infruttescenza cotonosa, l’erba cipollina (Allium schoenoprasum subsp. sibiricum), alcune piante insettivore (Drosera rotundifolia, Pinguicula vulgaris) e, nei pressi del lago Marcio, la rarissima Scheuchzeria alpina (unica stazione bergamasca).

Nel settore siliceo è assai comune un endemita esclusivo delle Alpi Orobie, presente solo in alcune vallate bergamasche e valtellinesi; si tratta di Sanguisorba dodecandra, una rosacea dall’aspetto insolito e dal delicato profumo, frequente nei canaloni umidi e freschi, lungo i corsi d’acqua ed al margine delle alnete.
Infine, a conferma del valore floristico dell’area, si segnala la recentissima scoperta di una nuova specie, Alchemilla federiciana, presso i Laghi Gemelli.

Flavio Galizzi