Flora e fauna

Flora e fauna del territorio

Flora e fauna

Descrizione

Fauna

La fauna è protagonista ovunque, dal fondo delle vallette, incastonate tra scoscese pareti, alle vette più alte. Così come per i colori, anche per i suoni della natura gli appuntamenti ci obbligano spesso a levatacce, comunque salutari, e il canto melodioso del tordo bottaccio, che nidifica nelle nostre vallate, ci segnalerà che la stagione riproduttiva è in pieno svolgimento. Altro canto assai piacevole, che potremo sentire a fine primavera alle quote più elevate, è quello del merlo dal collare, ben più raro, tipico dei territori che segnano il limite superiore della fascia arborea.
 
Due tipici abitatori delle Alpi sono la marmotta e l’Aquila reale: roditore erbivoro la prima, predatrice e sua acerrima nemica le seconda. Il patrimonio faunistico più consistente che i nostri territori possono offrire è rappresentato dagli ungulati. Sono infatti presenti il camoscio e lo stambecco che appartengono alla famiglia dei “bovidi”, con corna permanenti in entrambi i sessi (nelle femmine degli stambecchi sono di piccole dimensioni), mentre cervi e caprioli appartengono alla famiglia dei “cervidi”: in questi le corna, più propriamente dette “palchi”, sono presenti solo nei maschi e vengono perse ogni anno, per ricrescere regolarmente in 4/5 mesi. Stambecchi e camosci hanno abitudini gregarie, li possiamo incontrare assai spesso in colonie numerose, anche in terreni aperti, mentre i cervidi sono molto più elusivi, territoriali e di difficile osservabilità. L’avifauna alpina più interessante è rappresentata dal gallo forcello, detto fagiano di monte, dalla pernice bianca, dal francolino di monte, oggi assai raro nonostante da anni ne sia stata vietata la caccia, dalla Coturnice, e per ultimo considerata la sua rarità e per il fatto che quello delle Orobie rappresenta l’estremo avamposto sud-occidentale del suo areale alpino, dal gallo cedrone, chiamato anche urogallo.

Non dobbiamo trascurare, gli altri vertebrati, non meno nobili né meno interessanti. Nei territori delle praterie alpine è presente la salamandra nera, una rarità alpina, oltre ad altri anfibi più comuni, come la rana montana, che in primavera, per la riproduzione, frequenta, oltre alle vallette, i laghi naturali e artificiali alpini. 
Un discorso a parte meritano le vipere. Nel nostro territorio ne sono presenti due specie: la vipera comune, e il marasso. Il loro morso, comunque, può rivelarsi assai pericoloso solamente per le persone anziane, per coloro che soffrono di particolari disturbi circolatori, respiratori o cardiaci, e per i bambini. 
Per quanti amano passeggiare nel bosco, dove i funghi rappresentano un frutto naturale abbastanza comune, non sarà difficile fare altri simpatici incontri. Tra i roditori sono frequenti gli scoiattoli, il moscardino, il ghiro e il più raro topo quercino. Per loro la vita non è certamente facile, in quanto i predatori non mancano: la volpe, la donnola, la faina e la martora non lasciano loro molta tranquillità. Ad altitudini più elevate, è presente anche il candido ermellino, un altro incallito predatore di piccoli roditori. Altri personaggi simpatici del bosco, il cui l’incontro è però assai raro, nonostante tracce spesso inconfondibili, sono il tasso e il riccio. 

Anche il mondo dei predatori alati, diurni e notturni, esercita la sua pressione costante su molte delle specie che popolano i nostri boschi, dai piccoli passeriformi ai simpatici roditori. Sono presenti, tra i falconiformi, oltre all’aquila troviamo il piccolo sparviero e il più raro astore, la poiana, il nibbio bruno e il gheppio; quest’ultimo potremo osservarlo, mentre perlustra le praterie alpine a caccia di insetti o piccoli vertebrati o librarsi in volo nel cielo. Tra i rapaci notturni, oltre al gufo reale, sono presenti il gufo comune, l’allocco, la civetta e il piccolo assiolo.

Le nostre vallate offrono, all’appassionato di natura e di fauna selvatica, opportunità e occasioni di incontri del tutto eccezionali, e il poter gustare delle bellezze naturalistiche e faunistiche che il Parco delle Orobie ci offre, può certamente essere un’occasione in più per il turista, un’occasione da non perdere, e da custodire tra i ricordi più affascinanti che le nostre Orobie possono regalare.

Flora

La varietà geologica e la marcata escursione altimetrica del territorio di Branzi sono all’origine di una ricchezza floristico-vegetazionale veramente notevole.
Questa non è percepibile nei prati da sfalcio del fondovalle e nelle peccete che rivestono i versanti fin verso i 1750 metri, ma si manifesta compiutamente al di sopra dell’attuale limite forestale, dove è possibile identificare due ambiti vegetazionali fortemente caratterizzati, l’uno proprio dei rilievi a matrice carbonatica (Pizzo Badile, Monte Secco, Pizzo del Vescovo), l’altro esteso ai rilievi di natura silicea (conca dei Laghi Gemelli e cime circostanti).

Nelle due zone, ambienti vegetazionali a prima vista simili manifestano in realtà caratteri peculiari: praterie naturali, arbusteti, macereti e rocce ospitano molte specie esclusive, la cui presenza, a parità di condizioni climatiche, dipende, in primo luogo dalla natura chimica del substrato. 
Sui rilievi carbonatici è presente una flora basifila, costituita da piante in grado di metabolizzare l’alto contenuto di calcio della roccia calcarea e dei suoli da essa derivati (rendzine), mentre su quelli silicei prevalgono nettamente le specie ossifile, che rifuggono dal calcio e prediligono i suoli acidi; naturalmente esistono anche specie indifferenti (come il larice), ma la condizione precedentemente descritta è rimarcata dalle cosiddette specie vicarianti, che crescono in ambienti vegetazionali simili ma su substrati di diverso chimismo, come Rhododendron hirsutum (basifilo) e Rhododendron ferrugineum (ossifilo).

I pascoli, tradizionalmente destinati al bestiame bovino, consistono in praterie di origine antropica, ottenute in epoca antica mediante la rimozione dell’originaria copertura boschiva e arbustiva nelle località meno acclivi e con suoli più evoluti; la loro composizione floristica risente fortemente del grado di utilizzo cui sono sottoposti, e, pur con variazioni locali, il prolungato pascolamento induce una certa uniformità, anche perchè la profondità del suolo li svincola, almeno in parte, dalla natura del substrato roccioso; costante è la presenza del cervino (Nardus stricta) una piccola graminacea pungente, indicatrice di un pascolamento eccessivo, condizione verificatasi negli scorsi decenni, mentre comunissimi sono Crocus albiflorus, Geum montanum, Astrantia minor, Trollius europaeus.

Caratteristica è la presenza di alcune piante nitrofile (Urtica dioica, Senecio alpinus, Rumex alpinus), frequenti nei riposi del bestiame, dove l’accumulo delle deiezioni animali apporta al suolo un eccesso di sostanze azotate.
Le praterie naturali, in perfetto equilibrio con le condizioni edafiche e climatiche, solo saltuariamente pascolate da pecore e capre, si collocano generalmente sui pendii più ripidi dove il suolo è scarso e poco evoluto a causa del costante dilavamento; in ambiente calcareo sono tipicamente rappresentate dal seslerio-sempervireto, associazione che deriva il nome dalla dominanza di Sesleria varia e Carex sempervirens; la prima è una graminacea pioniera, capace di colonizzare i suoli più poveri con i suoi robusti stoloni, mentre la seconda è una ciperacea cespitosa che compare in presenza di una sufficiente quantità di sostanza organica, tendendo a prevalere nelle situazioni più mature.

La ricchezza floristica è veramente straordinaria; vi crescono numerose specie assai vistose, talvolta con pochissimi esemplari, accanto ad altre meno appariscenti ma che formano estesi popolamenti. Fra le molte si ricordano Pulsatilla alpina subsp. alpina, Anemone narcissiflora, Gentiana clusii, Gentiana lutea, Stachys alopecurus, Anthyllis vulneraria, Tofieldia calyculata, Horminum pyrenaicum, Scabiosa dubia; sono frequenti anche alcune orchidacee: Gymnadeniia conopsea, Gymnadenia odoratissima, Traunsteinera globosa, Platanthera bifolia, Leucorchis albida, Nigritella rhellicani, Nigritella rubra, Coeloglossum viride. Non mancano alcune specie endemiche, cioè proprie di territori assai circoscritti, come Fritillaria tubaeformis (alpino-occidentale) e Centaurea rhaetica (alpino-orientale).

Alle quote superiori, dove si accumulano i detriti di falda, lungo le creste e nelle fenditure delle rocce, la prateria diviene sempre più frammentaria, fino al subentrare di una vegetazione discontinua, povera in apparenza, ma costituita da un consistente numero di specie estremamente resistenti e sovente di grande bellezza. Alcune sono più adattabili e si rinvengono in differenti contesti, mentre altre sono maggiormente specializzate e crescono solo in determinate stazioni.
Prevalentemente al margine della prateria e sui detriti incontriamo Rumex scutatus, Trisetum distichophyllum, Saxifraga aizoides, Saxifraga caesia, Hutchinsia alpina, Dryas octopetala, Athamantha cretensis, Globularia cordifolia, Carex firma, Hieracium villosum, Helianthemum nummularium, Biscutella laevigata e la notissima stella alpina (Leontopodium alpinum), mentre prediligono le rocce Primula auricula, Silene quadridentata, Potentilla nitida, Bupleurum ranunculoides e Bupleurum petraeum. Anche qui sono presenti alcune specie endemiche, alpino-orientali come Saxifraga hostii subsp. rhaetica, oppure con areale ancora più ristretto, come Campanula raineri, e Primula glaucescens, appartenenti al contingente degli endemiti insubrici, presenti quasi esclusivamente in alcuni settori dei gruppi montuosi compresi tra il lago Maggiore e il lago di Garda.

In ambiente siliceo la tipica prateria naturale è rappresentata dal festuceto a Festuca scabriculmis subsp. luedii, presente soprattutto sui ripidi pendii esposti a sud e scarsamente innevati; fra i grossi cespi emisferici e pungenti della festuca, ritroviamo Carex sempervirens (la cui presenza è in relazione alla quota e non al substrato) e varie specie acidofile, come Centaurea nervosa, Bartsia alpina, Paradisea liliastrum, Pulsatilla alpina subsp. apiifolia, Pedicularis tuberosa, Arnica montana, Hypochoeris uniflora, Campanula barbata, Campanula scheuchzeri, Gentiana punctata, Allium victorialis; si tratta, in generale, di piante meno appariscenti di quelle del seslerio-sempervireto, ma comunque di grande pregio.
La vegetazione discontinua di macereti e rocce comprende specie di assoluta bellezza, veri gioielli della flora alpina; a quote elevate, in località lungamente innevate, fra i detriti e lungo le creste crescono Androsace alpina, Cardamine resedifolia, Leucantemopis alpina, Papaver aurantiacum,Ranunculus glacialis, Myosotis alpestris, Saxifraga moschata, Saxifraga exarata, Saxifraga seguieri, Linaria alpina, Thlaspi alpinum, Doronicum grandiflorum, Primula latifolia, Pedicularis kerneri, mentre sulle rocce si incontrano Primula hirsuta, Eritrichium nanum, Phyteuma hedraianthifolium.

Localmente, il particolare chimismo di alcune rocce, contenenti una minima percentuale di carbonati, consente la vita di alcune specie basifile, come Potentilla nitida e Leontopodium alpinum.
Esclusive del settore siliceo sono le torbiere, formatesi al fondo di modeste depressioni o come risultato del progressivo colmamento di piccoli bacini lacustri da parte della vegetazione. Fra numerose carici (Carex fusca, C. stellulata, C. leporina) crescono copiosi gli eriofori (Eriophorum scheuchzeri, E. vaginatum, E. angustifolium) dalla caratteristica infruttescenza cotonosa, l’erba cipollina (Allium schoenoprasum subsp. sibiricum), alcune piante insettivore (Drosera rotundifolia, Pinguicula vulgaris) e, nei pressi del lago Marcio, la rarissima Scheuchzeria alpina (unica stazione bergamasca).

Nel settore siliceo è assai comune un endemita esclusivo delle Alpi Orobie, presente solo in alcune vallate bergamasche e valtellinesi; si tratta di Sanguisorba dodecandra, una rosacea dall’aspetto insolito e dal delicato profumo, frequente nei canaloni umidi e freschi, lungo i corsi d’acqua ed al margine delle alnete.
Infine, a conferma del valore floristico dell’area, si segnala la recentissima scoperta di una nuova specie, Alchemilla federiciana, presso i Laghi Gemelli.
 

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Ultimo aggiornamento: 13-03-2024

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